|
Per
formarsi un'idea dei mutamenti subìti dal Vomero
- da intendersi, in senso storico-geografico, come comprensivo
dei territori dell'Arenella e di Camaldoli - col passare
del tempo, il più possibile corrispondente alla
realtà, quanto anche estremamente sconvolgente,
è sufficiente confrontarne l'immagine tramandata
dalla celebre "Tavola Strozzi" (1464)
con quella di qualsiasi cartolina illustrata dell'ultimo
mezzo secolo; le tappe più significative di questa
progressiva manomissione della collina vomerese sono efficacemente
illustrate da una vasta cartografia, che va da Sebastian
Münster (1522), al Lafrery (1566), a Giulio
Ballino (1569), ad Alessandro Baratta (1628÷70),
a Giuseppe Sparano (1717), a Ignazio Sclopis
(1764), ad Antonio Carafa, duca di Noya (1775),
a Domenico Guerra (1827), a Luigi Marchese
(metà '800), a Heilmann de Rondchatel (1841),
fino a quella contemporanea, qui significata da stralci
delle piante della città di Napoli edite da Paravia
(primi '900) e dal Touring club italiano (1940; 1976).
|