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Il Carnevale
La Pasqua
Lunidì in albis
Il volo dell'angelo
La processione della" Madonna morta"
La festa di S: Gennaro

 Il Carnevale


Il giorno di Carnevale, al grido: "Menàte pe'ssant'Antuóno!...", i monelli del quartiere questuavano suppellettili inservibili e ogni altra sorta di legna da ardere, per alimentare il cippo, monumentale falò, destinato a salutare l'inizio del Carnevale e a propiziare lunghi periodi di sole, nel momento in cui, superato il solstizio d'inverno, le giornate tendono ad allungarsi.
* * *
"Carnuvale mio è muorto!..." "E chiammàmmol''e schiattamuorte!..." "Carnuvale mio è muorto!..." "Ah, si sapeva ca murive, t'abbuffav''e scorz''e lupine, gioja soja!...".
Al grido, d'un beffardo sconforto, della vecchia vedova di Carnevale, tanto ripugnante, quanto ridicola, faceva eco l'altro, non meno beffardo, dei monelli che le saltavano intorno, mentre ella si torceva le mani, simulando tutto il suo dolore per la perdita del compagno. La scena si ripeteva, fino a poco più d'una trentina d'anni fa, ogni martedì grasso, per le strade del vecchio Vomero, al seguito d'un tavuto vuoto, deposto su un carretto trainato da un mulo o da un asino, preceduto da una raffazzonata banda musicale e seguito dalla vecchia vedova di Carnevale - la quale altro non era, che un fantoccio di stracci e segatura -, posta a cavalcioni sulle spalle d'un Pulcinella danzante, o avvinghiata alla sua pancia. Infine, giunti sotto al ponte di via Conte della Cerra, all'esplosione delle castagnole, Pulcinella moveva gli ultimi passi della sua danza, sempre sorreg-gendo sulle sue spalle la vecchia, quasi come il fardello delle preoccupazioni che l'umanità aveva inteso scaricargli addosso, almeno per un giorno.