|
Fin
da epoca risalente, la collina del Vomero fu costellata
da ville, più o meno vaste e più o meno
belle. Più particolarmente, del periodo aragonese
si ricordano quella di Giovanni Pontano, estesa
da Antignano fino all'inizio del Torrione S. Martino,
e il c.d. "Portico del Panormita", appartenuto
ad Antonio Beccadelli, forse identificabile con la villa
Rosalba.
Fra il sec. XVII e il sec. XIX, s'incontrano, al "Vomero
vecchio", la villa Regina, del duca Giacomo Capece
Galeota, e la "Regal villa del Vomero",
commissionata all'arch. Bonaventura Presti dal marchese
Ferdinando Vandeneynden e appartenuta, poi, al principe
Carafa di Belvedere, nonché le ville Salandra,
Patrizi, Duchaliot, Ricciardi. Viceversa, in pieno Vomero
sorge villa Haas, mentre ad Antignano si trovano
le ville Prato, Tocco, Cruculi d'Aquino, quella dei marchesi
de Majo (già Marini di Genzano) e quella del conte
di Acerra. All'Arenella, poi sorgevano la villa dei
conti Garzilli, la villa Donzelli (dove ebbe sede
l'"Accademia degli asini"), la villa Visocchi
(che fu residenza di P. Giannone e la cui spuntatora determinò
la formazione del toponimo "Due Porte"), quella
di Giambattista della Porta, quella di Gaetano e Giacinto
Gigante, e la villa Calvagni.
Il sec. XX vide sorgere, fra le altre ville, la "Santarella"
(di Eduardo Scarpetta, il quale soleva chiamarla "'o
cummò 'e sott'e 'ncoppa"), villa Troncone
(in via Solimena, nella quale, nel 1910, ebbe sede la
"Partenope Film"), e, all'Arenella, villa Mercadante
e la "Loggetta" (in via B. Cavallino,
costruita da Marcello Canino, negli anni 30, per Giuseppe
Cenzato e ornata, sull'ingresso, da una scultura di Antonio
de Val).
* * *
La più importante, però, e la più
celebre, fra le ville del Vomero è la villa Floridiana,
commissionata, nel 1817, da Ferdinando I, per la moglie
morganatica Lucia Migliaccio, duchessa di Floridia, ad
Antonio Niccolini, che la realizzò, fondendo il
"casino del Vomero" e la "Piccola Floridiana"
e gettando l'ardito ponte fra la stessa e la neoclassica
"villa Lucia"; la villa ospita, dalla
seconda metà del sec. XIX, il museo "Duca
di Martina", fondato da don Placido di Sangro. Il
suolo sul quale essa sorge era stato donato, nel 1646,
da donna Maria Felice Orsini ai pp. Lucchesi, i quali,
nel 1797, ne concessero parte, in enfiteusi, a François
Chevreux (detto "Lalo"), che, sette anni dopo,
vi si fece costruire, affrancando l'enfiteusi, una villa,
che vendette, nel 1807, a Cristoforo Saliceti, ministro
di Giuseppe Buonaparte. Nella seconda metà dell''800,
infine, don Placido de' Sangro vi fondò il museo
"Duca di Martina".
|